Onde elettromagnetiche
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AVVERTENZA: il campo dell'elettromagnetismo e lo studio delle onde elettromagnetiche è attualmente al di fuori dello scopo di questo sito. Si cita qui solo la definizione di onda elettromagnetica per completezza. Tutti i fenomeni ondulatori che si incontrano nelle diverse pagine si applicano anche alle onde elettromagnetiche, su una diversa scala di spazi e tempi, mentre alcuni nuovi fenomeni sono loro particolarità esclusiva, e non sono qui analizzati.
Cos'è un'onda elettromagnetica?

L'onda elettromagnetica è una perturbazione di natura simultaneamente elettrica e magnetica che si propaga nello spazio e che può trasportare energia da un punto all'altro. Tale perturbazione è costituita dalla vibrazione simultanea di due enti immateriali detti campo elettrico e magnetico attorno al loro valore di equilibrio (che corrisponde all'assenza di perturbazione). I due campi oscillano perpendicolarmente l'uno all'altro e alla direzione di propagazione. Le onde elettromagnetiche sono prodotte da cariche elettriche che oscillano, o comunque accelerano: è ciò che accade, per esempio, negli elettroni che si muovono avanti e indietro in un'antenna.
Questa definizione nasconde, dietro la sua apparente astrusità, un ente fisico, in realtà, estremamente familiare della cui presenza facciamo continua esperienza nella vita di tutti i giorni. Sono onde elettromagnetiche:
- la luce emessa dal sole, da una lampada o da qualunque sorgente in grado di illuminare gli oggetti. E' ciò che chiamiamo la luce visibile;
- le radiazioni infrarosse emesse dal termosifone o dai nostri corpi per il solo fatto di essere ad una certa temperatura. Avrai sentito parlare (almeno nei film di spionaggio) di macchine fotografiche in grado di "vedere" la radiazione infrarossa;
- le microonde emesse dagli omonimi forni che utilizziamo per scaldare rapidamente le vivande;
- le onde radio per mezzo delle quali sono possibili tutte le moderne telecomunicazioni (radio, televisione, cellulari...);
- i famosi raggi ultravioletti ai quali dobbiamo molta della "tintarella" estiva;
- i famigerati raggi X utilizzati in medicina per la radiografia delle ossa;
- i raggi (esistono davvero!) che anziché essere sparati da improbabili armi di altrettanto improbabili alieni, sono radiazioni emesse nelle disintegrazioni nucleari ed estremamente dannose per i tessuti biologici.
La più nota delle velocità
Un altro aspetto che ci rende le onde elettromagnetiche così inconsapevolmente familiari è che esse si propagano, nel vuoto, con la più nota delle velocità: la velocità della luce. Essa compare nella più famosa equazione della fisica
ove la costante
è appunto la velocità della luce. Essendo la luce un'onda trasversale dovrebbe essere possibile, con formule simili a quelle ricavate per le onde trasversali nei solidi, dedurre tale costante c a partire dalle proprietà del mezzo.
Attenzione però: anche se l'analogia può essere valida per alcuni mezzi dielettrici, essa non può essere generalizzata. Infatti le onde elettromagnetiche, a differenza delle onde meccaniche, non hanno bisogno di un mezzo materiale per propagarsi, ma solo della vibrazione del campo elettrico e di quello magnetico.
Nel vuoto, la velocità delle onde elettromagnetiche dipende solo da due costanti che si misurano con esperimenti di elettricità e di magnetismo, la costante dielettrica e la permeabilità magnetica del vuoto:
- .
Quando, nel 1865, Maxwell calcolò questo valore, trovò che coincideva con la velocità della luce già misurata: fu così che si capì che la luce è un'onda elettromagnetica.
Storicamente questo fatto è stato molto difficile da accettare: fino al 1905 (anno in cui Einstein pubblica l'articolo in cui fonda la teoria della relatività ristretta) i fisici hanno cercato di rivelare lo straordinario mezzo (battezzato etere luminifero) in grado di estendere l'analogia elettro-meccanica anche nel vuoto. Il tentativo più famoso, l'esperimento di Michelson e Morley del 1887, non trovò alcuna traccia del moto della Terra rispetto all'etere. Per rendere conto del valore straordinariamente elevato della velocità della luce, e di altre proprietà della propagazione elettromagnetica, tale mezzo, che dovrebbe permeare tutto lo spazio, dovrebbe avere, proprietà contraddittorie, come
- una rigidità straordinariamente alta (cioè una resistenza alle sollecitazioni trasversali estremamente elevata: potremmo dire un grande valore del modulo di taglio G);
- una bassissima densità sia per rendere grande il valore di , sia per rendere conto del fatto che tale mezzo non dovrebbe offrire nessuna resistenza dinamica (attrito) al moto dei pianeti.
Lo spettro elettromagnetico
L'insieme delle onde elettromagnetiche costituisce il cosiddetto spettro elettromagnetico. All'interno dello spettro le onde elettromagnetiche sono classificate in base alla loro lunghezza d'onda o, in modo analogo, alla loro frequenza .
Come per ogni onda la lunghezza d'onda e la frequenza sono legate dalla relazione:
dove c rappresenta la velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche che, nel vuoto, è la famosa velocità della luce pari a km/s. La lunghezza d'onda e la frequenza sono pertanto inversamente proporzionali: tanto minore sarà la lunghezza d'onda, tanto maggiore sarà la frequenza.
| Tipo di radiazione elettromagnetica | Frequenza | Lunghezza d'onda |
|---|---|---|
| Onde radio | < 3 GHz | > 10 cm |
| Microonde | 3 GHz – 300 GHz | 1mm – 10cm |
| Infrarossi | 300 GHz – 428 THz | 700nm – 1 mm |
| Luce visibile | 428 THz – 749 THz | 400 nm – 700 nm |
| Ultravioletti | 749 THz – 30 PHz | 10 nm – 400 nm |
| Raggi X | 30 PHz – 300 EHz | 1 pm – 10 nm |
| Raggi gamma | > 300 EHz | < 1 pm |
I confini tra le diverse zone dello spettro sono convenzionali e variano a seconda delle fonti; i raggi X e i raggi gamma, in particolare, si distinguono più per il modo in cui vengono prodotti che per la lunghezza d'onda.

- Esaminando la tabella salta subito all'occhio (è proprio il caso di dirlo), che ciò che chiamiamo luce visibile rappresenta solamente una piccolissima "finestra ottica" dello spettro elettromagnetico. La lunghezza d'onda della luce visibile varia da 400 nm a 700 nm;
- in questo senso non è molto diverso dall'orecchio che è in grado di percepire solamente onde sonore aventi determinate frequenze;
- la similitudine con l'apparato uditivo non si ferma qui: così come le frequenze delle onde sonore udibili determinano, in massima parte, quella che si chiama l'altezza di un suono, la variazione della lunghezza d'onda della luce visibile determina il colore della luce stessa (dal violetto al rosso per lunghezze d'onda crescenti, o frequenze decrescenti). È per tale motivo che spesso la finestra ottica dello spettro elettromagnetico viene rappresentata in modo da mostrare anche l'informazione relativa al colore.
- Anche nel linguaggio musicale si usa un termine che viene dal colore: si dice "cromatico" (dal greco chroma, colore) ciò che procede per semitoni, come la scala cromatica.
- In acustica si parla di rumore colorato per indicare onde sonore in cui vi è la prevalenza di certe componenti spettrali rispetto ad altre. L'analogia si spinge oltre: si "colora" il rumore usando la "tavolozza" dello spettro delle onde elettromagnetiche. Il rumore violetto, ad esempio, è ricco di onde sonore di alta frequenza in contrapposizione al rumore rosso in cui prevalgono onde sonore di più bassa frequenza.
- Avrai forse sentito parlare del fenomeno del "red shift" (spostamento verso il rosso) della luce proveniente dalle galassie in allontanamento dalla terra. Il fenomeno è dovuto alla diminuzione della frequenza percepita di un'onda elettromagnetica emessa da una sorgente in allontanamento dal soggetto ricevente (effetto Doppler). Grazie allo spettro elettromagnetico sei ora perfettamente in grado di comprendere il perché del nome dato al fenomeno: una diminuzione di frequenza porta le componenti della luce visibile a spostarsi verso le componenti più rossastre (a minor frequenza).
...e la luce bianca?

- Avrai notato che nello spettro precedente è del tutto assente la luce bianca la quale, paradossalmente, è quella che ci è più familiare. Dobbiamo forse concludere che tale tipo di luce non è un'onda elettromagnetica? La risposta è negativa: la luce bianca è data dalla sovrapposizione di tutte le componenti spettrali della luce visibile. In tale sovrapposizione l'intensità delle varie componenti deve essere confrontabile. Newton, in una notissima esperienza, servendosi di un prisma di vetro riuscì a scomporre, grazie al fenomeno della rifrazione, la luce nelle sue componenti spettrali. Puoi riprodurre l'esperienza di Newton in modo molto artigianale: prova ad osservare un raggio di luce solare attraverso il bordo di una piccola riga da disegno o, sfruttando invece la diffrazione, facendo riflettere la luce dalla superficie di un CD (vedi foto a lato): ti apparirà uno spettro in miniatura (con i colori disposti esattamente nello stesso ordine dello spettro elettromagnetico).
- In acustica si parla di rumore bianco proprio per indicare un'onda sonora costituita dalla sovrapposizione di onde sonore che assumono tutti i valori di frequenza udibili e che hanno un'intensità confrontabile in ogni range di frequenza.
Verifica la comprensione
Onde radio, luce visibile e raggi X: che cosa hanno in comune e che cosa le distingue?
Risposta. Sono tutte onde elettromagnetiche: oscillazioni del campo elettrico e magnetico che nel vuoto viaggiano alla stessa velocità, quella della luce (circa 300 000 km/s). Si distinguono per la frequenza e quindi per la lunghezza d'onda: da più di 10 cm per le onde radio, a 400–700 nm per la luce visibile, a meno di 10 nm per i raggi X.Una stazione radio FM trasmette a 100 MHz, un forno a microonde funziona a 2,45 GHz. Quali sono le lunghezze d'onda?
Risposta. Da si ha . Per la radio FM: m. Per il forno a microonde: m, cioè circa 12 cm.La luce bianca non compare nella tabella dello spettro. Non è un'onda elettromagnetica?
Risposta. Lo è, ma non ha una sola lunghezza d'onda: è la sovrapposizione di tutte le componenti della luce visibile, con intensità confrontabili. Un prisma, o la superficie di un CD, la scompone nei suoi colori.Perché lo spostamento della luce delle galassie lontane si chiama "spostamento verso il rosso"?
Risposta. Le galassie si allontanano da noi, quindi per l'effetto Doppler la frequenza della loro luce che riceviamo è minore di quella emessa. Nella luce visibile, frequenze minori (lunghezze d'onda maggiori) corrispondono ai colori verso il rosso.Approfondimenti e collegamenti
- È interessante osservare come la denominazione dei fenomeni classificati come onda elettromagnetica contenga spesso la parola raggio. Tale fatto è un residuo delle teorie che descrivevano la luce visibile (e successivamente i raggi X e ) come sciami di particelle. Nell'Ottocento queste teorie furono superate dalla teoria ondulatoria, anche se la fisica quantistica ha poi mostrato che la luce possiede anche aspetti corpuscolari (si veda indeterminazione). Se sei interessato ad approfondire questa storia visita la pagina indice di rifrazione.
- Componendo in modo opportuno più onde elettromagnetiche trasversali si possono creare onde polarizzate. Per capire le importanti proprietà di tali onde (utilizzate ad esempio nei filtri Polaroid) visita la pagina relativa alla polarizzazione
- Se ti ha interessato la scomposizione della luce bianca non puoi non visitare la pagina relativa agli arcobaleni.
- Se vuoi approfondire la questione relativa al "red shift" delle galassie puoi visitare l'ottimo "tutorial" (in inglese) in http://www.astro.ucla.edu/~wright/doppler.htm.

