Cordofoni

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Nei cordofoni la sorgente del suono è un'insieme di corde (una volta per lo più di budello animale, oggi di acciaio, nylon, e altri materiali) tese tra due punti fissi. È opportuno distinguere gli strumenti a corda in classi a seconda del modo in cui le corde vengono eccitate per produrre il suono. Si distinguono quindi strumenti a corde pizzicate, a corde sfregate, a corde percosse.

Strumenti a corda (cordofoni)

A corde pizzicate

A corde percosse

A corde sfregate

  • Arpa
  • Clavicembalo
  • Liuto
  • Chitarra
  • Mandolino
  • Banjo
  • Pianoforte
  • Cimbalom
  • Violino
  • Viola
  • Violoncello
  • Contrabbasso

"Note" fisiche

Le corde elastiche hanno la proprietà di oscillare liberamente ad una frequenza ben definita, determinata dalla loro tensione e densità. Tuttavia è palese la differenza nella qualità del suono tra strumenti a corde quali chitarra, violino e pianoforte. Molti e complessi sono i fattori che contribuiscono a questa differenza. Qui si esamina brevemente la caratteristica della vibrazione delle sole corde quando sono eccitate in modo differente, rimandando alle pagine dei singoli strumenti una discussione più approfondita.

corde pizzicate corde percosse corde sfregate
Corda pizzicata.gif Corda percossa.gif Corda sfregata.gif
La corda è posta in una forma iniziale pressoché triangolare, e poi lasciata libera di oscillare. La corda è posta in una forma iniziale dipendente dalla forza dell'urto, dal tempo e dalla posizione di impatto, e poi è lasciata libera di oscillare. La corda è mantenuta forzatamente in oscillazione dall'azione dell'arco.
L'intensità delle oscillazioni si smorza nel tempo in modo esponenziale L'intensità delle oscillazioni nel tempo dipende dall'azione dell'arco.
La frequenza fondamentale è uguale alla frequenza dell'oscillazione libera (vedi frequenze proprie della corda) Anche se l'oscillazione non è libera, ma forzata, la frequenza fondamentale è pari alla frequenza dell'oscillazione libera.
Lo spettro contiene tutti gli armonici: in nessuno dei tre casi l'oscillazione è semplice, e in nessuno dei tre casi la corda oscilla secondo un particolare modo normale, ma in una sovrapposizione di (infiniti) modi
L'n-esimo armonico ha ampiezza proporzionale a {\frac  {1}{n^{2}}}. L'n-esimo armonico ha ampiezza proporzionale a {\frac  {1}{n}}. L'n-esimo armonico ha ampiezza proporzionale a {\frac  {1}{n^{2}}}.
Sono soppressi i tutti modi normali che avrebbero un nodo nel punto di trazione/impatto/sfregamento.

"Note" musicali

a corde pizzicate a corde percosse a corde sfregate

Sono strumenti le cui corde, disposte generalmente su una cassa di risonanza, vengono esclusivamente pizzicate dalle dita. L’arpa è forse, insieme alla chitarra, il più insigne esponente di questa famiglia, e dal XIX secolo diviene un elemento indispensabile all’orchestrazione, in quanto assolve a molteplici ruoli: sottolinea gli accenti, conferisce profondità timbrica, e soprattutto con l’articolazione più tipica, il glissando, realizza quella pennellata di colore così caratteristica ed evocativa, come si può sentire nel celebre Valzer dei Fiori da Schiaccianoci di Čaikovskij. La chitarra è lo strumento che forse, grazie all’avvento dell’elettronica, ha maggiormente beneficiato di un’evoluzione tecnico-acustica. L’amplificazione e l’inserimento di effetti di ogni genere, infatti, ne modifica radicalmente il suono fin quasi a snaturarlo nelle sue componenti essenziali, dando vita ad una grande varietà timbrica che spazia dal colore tradizionale dello studio n. 1 di H. Villa Lobos, dolce e morbido, fino alle sonorità dure ed aspre del rock d’avanguardia come in Money for nothing dei Dire Straits.

Come dice la parola stessa, tali strumenti si basano su una meccanica di corde, in genere situate all’interno di una cassa di risonanza, messe in vibrazione da bacchette o martelli di varia natura. Il pianoforte è ovviamente l’esponente più rappresentativo e, grazie ad una lenta ma costante evoluzione tecnica, da più di un secolo consente una molteplicità di sfumature timbriche tale da renderlo spesso un valido surrogato dell’orchestra. Caratterizzato nel XVIII secolo da un suono limpido e cristallino come in questa Invenzione a 3 voci n. 8 di J. S. Bach (alla stregua del clavicembalo), con l’inserimento del pedale di risonanza assume contorni sempre meno definiti fino a scoprire, nel periodo cosiddetto “impressionista”, un colore talmente sfumato da risultare talvolta quasi “torbido” come in Miroirs di M. Ravel. Come reazione a tale attitudine estetica, considerata da taluni “degenerata”, nel corso del XX secolo si recupera la nettezza, financo percussiva, del suo timbro originario (si ascolti ad esempio Im Freien di B. Bartók. Tra gli strumenti di provenienza popolare (ma che stanno prendendo piede anche in ambito colto) desta particolare interesse lo cimbalom, quella strana scatola a forma trapezoidale che vediamo talvolta suonare nelle metropolitane, impiegata per esempio in Un brin de bruyère di G. Kurtág.

Appartengono alla famiglia degli archi il violino, la viola, il violoncello, il contrabbasso e tutti quegli strumenti di matrice popolare o appartenenti ad altre civiltà ed epoche storiche attinenti sul principio dello sfregamento (generalmente tramite un archetto) di corde tese che, messe in vibrazione su una cassa di risonanza, generano l’onda sonora. Generalmente la funzione di tali strumenti è di carattere lirico (come nello struggente inizio del IV movimento della sinfonia Patetica di P. I. Čaikovskij), in virtù dell’espressività data dalla pressione dell’arco (che varia il volume del suono) e del vibrato (che contribuisce a dare calore e “vita” al suono stesso). Le possibilità di emissione del suono, però, sono tante e dagli esiti più vari e sorprendenti; tra questi spicca senz’altro il pizzicato, tecnica molto usata nel repertorio colto ma anche in quello popolare (celebre il IV brano dalla suite n.1 da Peer Gynt di Grieg, divenuto tra l’altro la sigla di un famoso cartone animato).


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