L’armonia in musica
L’armonia, come suggerisce la parola stessa, indica la fusione di tre o più suoni (altezze) in
un’unica entità musicale, comunemente detta “accordo”. Frequenze differenti mettono in vibrazione punti diversi della membrana basilare; se tali frequenze sono sufficientemente distanziate (cioè al di fuori della banda critica) il nostro orecchio ha la capacità di distinguere le singole altezze da cui quest’armonia è formata, proprio come il nostro occhio è in grado di fare con le diverse tonalità di colori. Per di più, e questo è un terreno che rimane ancora parzialmente inesplorato, se strumenti diversi eseguono contemporaneamente note differenti, il nostro orecchio ha la "magica" facoltà di assegnare correttamente le parziali armoniche alle rispettive fondamentali, in modo tale da consentirci di distinguere e separare con esattezza i timbri strumentali.
Il “colore” dell’armonia
Anche se, in generale, siamo poco educati a riconoscere agglomerati di frequenze e a trattarli alla stregua di veri e propri “impasti” di colori, ogni armonia ha una sua morfologia molto connotata, ed un orecchio ben allenato è in grado di distinguere con facilità una triade maggiore da una minore, un accordo alterato da uno perfetto, un’armonia dissonante da una consonante proprio come si distingue il giallo dal blu o, in maniera più fine, un rosso carminio da un rosso sanguigno. La metafora dei colori non è del tutto peregrina, sia perché in entrambi i casi si tratta di una facoltà percettivo-sensoriale, sia perché è stata storicamente avvalorata da correnti artistiche e culturali che hanno istituito costantemente dei paralleli tra pittura e musica. Se pensiamo, ad esempio, ad alcune tele di Monet, siamo portati ad associarle in tutta naturalezza alla musica di Debussy che, lungi dall’essere “descrittiva”, ricostruisce all’interno della peculiare sintassi musicale, tramite artifici di carattere timbrico ed armonico, le stesse atmosfere di vaghezza, sfumatura dei contorni e perdita di nettezza tipiche dell’impressionismo pittorico.
Queste considerazioni ci portano ad ampliare il nostro campo di ricerca e ad aprire un importante capitolo relativo all’armonia, e cioè la creazione di una sintassi armonica.
Creazione di una sintassi armonica
Si tratta, come è facilmente intuibile, di mettere in relazione secondo un criterio prestabilito diversi aggregati di suoni, in modo da creare un vero e proprio “discorso” di senso compiuto; ed è quello che è riuscito a realizzare, attraverso un processo storico lungo e travagliato, il linguaggio tonale. Prima di entrare nel dettaglio, è bene ricordare che la sintassi tonale non è l’unica possibile né tanto meno l’unica esistente, essendo di matrice prettamente occidentale ed essendo scaturita, come detto, da specifiche condizioni sociali e culturali; tuttavia è evidente che, avendo “resistito” così a lungo quasi senza subire incrinature, si tratta di un linguaggio particolarmente solido ed efficace, in quanto basato su leggi teoriche ma che ne rispettano a pieno altre di natura psicoacustica.
Il linguaggio tonale
Fondamentalmente le armonie tonali sono costituite da suoni appartenenti alla serie degli armonici (vedi consonanza e dissonanza): la triade maggiore, per esempio, corrisponde alle armoniche 4, 5 e 6 di una stessa fondamentale (la triade minore ha invece rapporti meno semplici, 10:12:15). Pertanto queste armonie posseggono un solido fondamento “naturale” che ne giustifica anche la gradevolezza percettiva. Se tale “gradevolezza” può essere considerata universalmente valida, non lo stesso si può dire delle modalità di concatenazione di molteplici entità armoniche, criterio che varia a seconda dell’epoca storica e dell’area geografica d’appartenenza. La linea guida, che accomuna tutte queste tendenze, è l’aspirazione ad una somiglianza con il linguaggio parlato (e tutte le variazioni d’intonazione, dovute anche alla punteggiatura, che lo contraddistinguono) e l’incessante ricerca della tensione verso armonie di carattere chiaramente risolutivo, ed essendo la tensione un parametro eminentemente soggettivo (o quanto meno molto condizionato dall’ambiente socio-culturale in cui viviamo) ogni civiltà ha sviluppato un proprio modo di metterlo in scena.
Cadenze e successioni armoniche
Nella musica tonale la principale attrazione è costituita dal salto di quarta ascendente (o l’equivalente di quinta discendente) e le relative triadi costruite sulle due note formanti questo intervallo. Questa semplice concatenazione è detta cadenza perfetta, mentre la successione di più di tre armonie legate dallo stesso grado di attrazione dà vita alla progressione (di cui proponiamo tre esempi “artistici”: l'Inverno da Le Quattro stagioni di A. Vivaldi e due di Schumann: da Davidsbündlertänze e dal III movimento del Quartetto con Pianoforte in Mi♭)). Naturalmente la varietà di successioni armoniche è molto vasta, ed è talvolta possibile persino “armonizzare” una stessa melodia in tanti modi diversi (come succede nella Mazurka op.30 n.2 di F. Chopin o nelle innumerevoli versioni della celebre canzone White Christmas).
Verifica la comprensione
Perché l'orecchio riesce a distinguere le singole note di un accordo?
Risposta. Perché frequenze diverse mettono in vibrazione punti diversi della membrana basilare: se le note sono abbastanza distanti in frequenza (al di fuori di una stessa banda critica) le eccitazioni sono separate e le altezze si percepiscono distinte.
Che cos'è la cadenza perfetta?
Risposta. La successione di due accordi (triadi) costruiti su due note a distanza di quarta ascendente, o di quinta discendente, per esempio da Sol a Do. È la concatenazione con la maggiore "attrazione" nella musica tonale e dà un forte senso di conclusione.
Una stessa melodia, come quella di White Christmas, può essere armonizzata in molti modi. Che cosa cambia da una versione all'altra e che cosa resta uguale?
Risposta. Resta la melodia, cioè la successione delle note della voce principale; cambiano gli accordi che la accompagnano e la loro successione, cioè l'armonia: cambiano quindi il "colore" e le tensioni del brano.
In che senso le armonie tonali hanno un fondamento "naturale"? Che cosa invece dipende dalla cultura?
Risposta. Gli accordi di base sono formati da suoni della serie degli armonici (la triade maggiore corrisponde alle armoniche 4, 5 e 6): la loro gradevolezza ha quindi basi fisiche. Il modo di concatenare gli accordi e di creare e risolvere le tensioni varia invece con l'epoca e con l'area geografica.
Approfondimenti e collegamenti
- Se vuoi approfondire l'aspetto relativo al solido fondamento "naturale" del linguaggio tonale così come si è sviluppato nella musica occidentale, visita la pagina relativa agli aspetti fisici e matematici.
- Spesso nella pagina si parla di intervalli tra due note: se vuoi approfondire la tua conoscenza relativa alle scale musicali visita la pagina Dal monocordo alle scale musicali.