Altre percussioni

Da "Fisica, onde Musica": un sito web su fisica delle onde e del suono, acustica degli strumenti musicali, scale musicali, armonia e musica.

NOTA: tutti i campioni sonori delle percussioni sono stati eseguiti da Matteo Manzini il 04/12/2007. Ingegnere del suono: Valerio Carboni.

Triangolo

Abbiamo raccolto diversi campioni sonori del triangolo anche per sfatare il mito di "cenerentola degli strumenti". Il triangolo è uno strumento affascinante, che, a fronte di una struttura elementare, produce un suono ricchissimo e cangiante.

Lo strumento appare elementare perché, a differenza di altri più complessi, non "tradisce": una volta colpito anche da una mano poco esperta produce sempre un "ding", ma la ricchezza e la varietà degli effetti non si esaurisce certo qui. Purtroppo, di tutti i modi di vibrazione del triangolo, solo quelli più acuti hanno un'efficienza di irraggiamento sufficiente per essere uditi a distanza, ed è per questo motivo che la maggior parte del suono del triangolo viene perduta, ed esso trova impiego solo come "effetto speciale" nell'ambito di un'orchestra sinfonica moderna. Un effetto comunque in grado di aggiungere un colore magico alla musica.

In tradizioni musicali lontane dalla nostra, idiofoni come questo hanno invece largo spazio al centro della scena, e non solo ai suoi margini.

Cerchiamo di capire come nasce il suono e quali siano le sue caratteristiche salienti, ricordando che la vera ricchezza del suono si può percepire solo a distanza ravvicinata.

Anatomia di un "ding"

In questo esempio il triangolo viene percosso con una bacchetta metallica in cinque diverse posizioni (vedere la fotografia all'inizio della pagina):

  1. a metà del lato inferiore
  2. a metà del lato di sinistra
  3. vicino al vertice in basso a sinistra
  4. esattamente sul vertice in basso a sinistra
  5. vicino al vertice in alto (quello per cui il triangolo è tenuto sospeso)

Innanzitutto si osservi che il triangolo è considerato uno strumento ad altezza indefinita, ma la ragione è completamente diversa, per esempio, dal caso del tamburo rullante. Il rullante, infatti emette un rumore a vasto spettro, da cui a fatica emergono dei picchi distinti, per lo più dovuti alle risonanze della cassa. Il triangolo, invece, come si vede bene nel sonogramma, emette un insieme distintissimo di frequenze ben definite.

Sono due i motivi per cui esso ha altezza indefinita:

  1. Le componenti parziali del suono non formano una successione armonica
  2. Le intensità dei picchi variano in continuazione, rendendo il suono continuamente cangiante. Il prevalere ora dell'uno ora di un altro picco fa sì che l'intonazione apparente dello strumento sia in continuo movimento.
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Impariamo ad ascoltare

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Effetti

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Tamburello a sonagli

Il tamburello basco è un tamburo a cornice. A differenza del tamburo rullante possiede una sola membrana tesa su una cornice cilindrica. Esso è quindi privo di una cavità di risonanza. Viene chiamato "tamburello a sonagli" quando sonagli metallici sono inseriti trasversalmente nella cornice, come nell'immagine. Il tamburello ha funzione tipicamente ritmica e timbrica. Il singolo colpo produce suoni di colore differente a seconda di come la membrana viene colpita con la mano (dita, nocche, palmo).
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I sonagli aggiungono sempre al suono componenti ad alta frequenza. Effetti di "rullo" si ottengono facendo scorrere le dita sulla membrana molto vicino alla cornice. A causa dell'attrito tra le dita e la membrana le dita non scivolano, ma saltellano, producendo una serie di piccole eccitazioni a tempi molto ravvicinati. Lo stesso meccanismo basato sull'attrito, quando si produce tra il gesso e la lavagna, produce il caratteristico e fastidioso fischio. Anche nel violino la corda sfregata si muove "a scatti": qui lo stesso fenomeno è causato dall'attrito tra corda e crini dell'arco. Alla pagina sugli aspetti fisici e matematici dell'armonia trovi inoltre la citazione di alcuni passi di Galileo, che fu in grado di sfruttare il fenomeno per dedurre il legame tra la frequenza di un suono e la sua altezza.

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Nacchere

Le nacchere, o "castagnette" sono strumenti antichissimi, di cui si ha traccia nella Mesopotamia sumerica. Esse si sono diffuse in occidente soprattutto attraverso la Spagna. Appaiono in due forme, quella simmetrica qui raffigurata, in cui due piccole lastre circolari di legno duro sono lavorate in forma di coppette, e percosse l'una contro l'altra, o in quella asimmetrica, detta "a impugnatura", meno coreografica, ma più adatta all'orchestra, in cui ogni coppetta batte su un supporto di legno cui è fissata e che funge da impugnatura.
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Woodblock

Il woodblock è un blocco di legno in cui è intagliata una fessura. La sua versione preistorica (un tronco cavo con una crepa longitudinale) è forse il più elementare ed antico degli idiofoni a percussione. La versione moderna (o cinese), di piccole dimensioni produce un suono particolarmente secco e penetrante quando è ricavata da un legno duro. La versione di materiale plastico come quella raffigurata si usa per praticità, ma produce un suono relativamente più morbido.
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Verifica la comprensione

Il triangolo e il rullante sono entrambi strumenti ad altezza indefinita. Per lo stesso motivo? Risposta. No. Il rullante emette un rumore a larga banda, da cui emergono a fatica pochi picchi. Il triangolo emette invece frequenze ben definite, ma che non formano una serie armonica e le cui intensità cambiano continuamente: l'intonazione apparente si sposta da un picco all'altro.

Perché gran parte del suono del triangolo si sente solo da vicino? Risposta. Perché il triangolo è una sbarra sottile, molto più sottile delle lunghezze d'onda dei suoi modi più gravi: sposta pochissima aria e li irraggia male. A distanza arrivano soprattutto i modi più acuti, che hanno un'efficienza di irraggiamento maggiore.

Facendo scorrere le dita sul bordo della membrana del tamburello si ottiene un "rullo". Che cosa hanno in comune questo effetto, l'arco del violino e il gesso che stride sulla lavagna? Risposta. Il moto "a scatti" prodotto dall'attrito: le dita (o i crini, o il gesso) restano attaccate alla superficie finché la forza elastica non le fa scivolare, poi si riattaccano. Il ciclo di aderenza e scivolamento produce una serie di piccole eccitazioni molto ravvicinate.


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